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Iomos Marad – Deep Rooted

A hidden gem of the underground rap of the early 2000s introduces the second post of this column. If you know (and love) J-Live, Lone Catalysts and All Natural this album will simply drive you crazy. The conscious trend of rap in those years expressed some excellences (and many more cliché). On the road of Common, Black Star and Roots, many artists expressed a wider musicality than was the case in the mainstream, accompanying it with messages and texts that induced listeners to reflect. Iomos Marad in 2003 made a masterpiece. Part of the production was entrusted to Dug Infinite, a name that will appear unknown to most, but which in Chicago is actually considered a master and pioneer of the beatmaking. He produced Common, Masta Ace, Baby Bam of the Jungle Brothers, co-produced many tracks for No. ID, and is the mentor of a certain Kanye West. But the undisputed protagonist is Iomos Marad, liquid flow, musicality, soul, great refrains. One of those spells that only happen once in an artist’s career.

Ami Shavit

A name that should not remain unknown to fans of electronics and experimental music is that of Ami Shavit. An established Israeli artist and professor of philosophy and art, Ami’s main focus was on technology-related art; in particular being able to insert an emotional space into something mechanical. A great collector of synthesizers, he has tried to combine his love for Tangerine Dream and Philip Glass with the interest in the biofeedback technique, a process in which technology is used to transmit information on the functions of the body to allow a change in physiological activity in order to manipulate it. Along with understanding the alpha brain wave, Ami embarked on an experiment with what he called “Alpha Mood”, a state in which the brain works in relaxation and in which it used music as a means of inducing a meditative state.

Lavern Baker

One of the singers who favored the transition from jazz to rhythm and blues was Lavern Baker, who in 1956 made a beautiful debut album. An artist with a tormented history, he had a long history of lawsuits and unpaid royalties. She lived 22 years in a naval base in the Philippines where she was treated for pneumonia after a trip to Vietnam, organizing shows and performing herself. In 1992 both legs were amputated because of diabetes, but she continued to perform until the end of her days with her powerful and nuanced voice.

Iomos Marad – Deep Rooted

A introdurre il secondo post di questa rubrica è una gemma nascosta del rap underground dei primi anni 2000. Se conoscete (e amate) J-Live, i Lone Catalysts e gli All Natural questo album vi farà semplicemente impazzire. Il filone conscious del rap in quegli anni espresse alcune eccellenze (e tante semi-copie cliché). Sulla scia di Common, Black Star e Roots, tanti artisti espressero una musicalità più ampia di quanto avveniva nel mainstream, accompagnandola con messaggi e testi che inducevano alla riflessione gli ascoltatori. Iomos Marad nel 2003 fece un capolavoro. Parte della produzione fu affidata a Dug Infinite, un nome che ai più apparirà sconosciuto, ma che in realtà a Chicago è considerato un maestro e pioniere del beatmaking. Ha prodotto Common, Masta Ace, Baby Bam dei Jungle Brothers, coprodotto tante tracce per No. ID, ed è il mentore di un certo Kanye West. Ma il protagonista indiscusso è Iomos Marad, flow liquido, musicalità, soul, grandi ritornelli. Una di quelle magie che capitano una volta sola nella carriera di un artista.

Ami Shavit

Un nome che non dovrebbe restare sconosciuto agli appassionati di elettronica e musica sperimentale è quello di Ami Shavit. Artista Israeliano affermato, nonché professore di filosofia e arte, il focus principale di Ami era l’arte che riguardava la tecnologia; in particolare essere in grado di inserire uno spazio emotivo in qualcosa di meccanico. Grande collezionista di sintetizzatori, ha cercato di combinare il suo amore per Tangerine Dream e Philip Glass con l’interesse per la tecnica del biofeedback, un processo in cui la tecnologia viene utilizzata per trasmettere informazioni sulle funzioni del corpo per consentire un cambiamento dell’attività fisiologica al fine di manipolarla. Insieme alla comprensione dell’onda cerebrale alfa, Ami ha intrapreso un esperimento con quello che ha chiamato “Alpha Mood”, uno stato in cui il cervello lavora in rilassamento e in cui ha usato la musica come mezzo per indurre uno stato meditativo.

Lavern Baker

Una delle cantanti che favorirono la transizione dal jazz al rhythm and blues fu Lavern Baker, che nel 1956 fece un album di debutto bellissimo. Artista dalla storia tormentata, ebbe una lunga storia di cause legali e royalties non pagate. Rimase a vivere 22 anni in una base navale nelle Filippine dove si curava una polmonite presa dopo un viaggio in Vietnam, organizzando spettacoli ed esibendosi lei stessa. Nel 1992 le vennero amputate entrambe le gambe a causa del diabete, ma continuò ad esibirsi fino alla fine dei suoi giorni con la sua voce potente e piena di sfumature.

Too Short – Short Dog’s In The House

Il disco del giorno è “Short Dog’s In The House” di Too Short, uscito nel 1990. Il rapper della Bay Area è un pioniere che ha influenzato moltissimi M.C. venuti dopo di lui, col suo stile da Pimp e con la grande musicalità dei suoi beats. Questo è uno dei primi album in cui alla 808 e alla 909, classiche del suo stile di produzione, vengono abbinati samples, breaks e classici riff funk risuonati da musicisti in studio. Trainato dal singolo “The Ghetto” (che vivrà una seconda giovinezza dopo essere stato inserito in GTA San Andreas) l’album è un documento imprescindibile del sound della west coast durante la Golden Age!

Pino Daniele – Nero a metà

A ventiquattro anni il talento di Pino Daniele è all’apice della sua forma. Sbagliamo però se pensiamo che questo album sia la vetta espressiva di un solo artista, immerso nella propria intima ispirazione. Perché Pino Daniele era davvero la punta di diamante di una corrente musicale. Ed alla perfetta riuscita di questa pietra miliare partecipano tutti, con un trasporto che in genere si dedica solo a un disco che porti il proprio nome in grande sulla cover. Presto in studio si intuisce che tira aria di capolavoro e tutti fanno i salti mortali per esserci, anche se solo marginalmente (come Enzo Avitabile che fa i cori di “A me me piace ‘o blues”) e James Senese, Tony Cercola, Agostino Marangolo, Gigi De Rienzo, offrono il meglio di loro stessi a “Nero a metà”. Soffermarsi sui singoli brani è davvero inutile, tra blues, funk, jazz, world music e tradizione napoletana, questo è uno dei grandi classici della musica italiana.

The Lovely Bad Things

L’energia grezza del surf e del punk, attitudine lo-fi ed un grande amore per i Pixies e per Star Wars. Combinate insieme tutti questi fattori più una personalità in grado di far risultare esplosivo e credibile questo mix di elementi ed avete il disco del giorno, l’esordio dei The Lovely Bad Things, “The late great whatever”, uscito nel 2013 per Volcom Entertainment.