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2Pac – Thug Life

Benvenuti al nostro ormai consueto appuntamento del lunedi: Kato’s Gems #5. Nel 1994 2Pac (R.I.P.) mise insieme un gruppo di amici e collaboratori fidati (Big Syke, il fratello Mopreme, Macadoshis e Rated R) e partorì “Thug Life Volume 1”, il primo e purtroppo unico disco di questa formazione. Qui c’è il 2Pac più conscious, il rivoluzionario che voleva cambiare le cose, distante da quello che conquisterà il mondo assieme alla Death Row Records. I temi trattati sono importanti, con un tono da denuncia delle difficili condizioni di vita nel ghetto, le atmosfere a tratti cupe, molto soul e abbastanza distanti dal G Funk più in voga, con produzioni di Easy Mo Bee, Stretch, Johnny J, Big Syke e Warren G. A quel punto Pac era già una personalità di spicco del mondo del rap e del cinema. Aveva fatto tre dischi importanti e aveva recitato in film di rilievo come Poetic Justice. Big Syke confessò che quando venne assassinato, nel 1996, aveva già in mente di sfruttare l’enorme popolarità acquisita con la Death Row e fare uscire il Volume 2 di Thug Life per la sua etichetta, la Makaveli Records. Le mie tracce preferite sono “Pour out a little liquor” e “How long will they mourn me” prodotta da Warren G e con un sempre eccezionale Nate Dogg (R.I.P.)

Wes Montgomery – Movin

Il secondo disco del giorno è “Movin’ Along” di Wes Montgomery, uscito nel 1960. Questa è una gemma abbastanza nascosta nel catalogo di Montgomery, che qui si fa accompagnare da James Clay al flauto, Victor Feldman al piano, Sam Jones al basso e Louis Hayes alla batteria. Quattro standard e due originali per questa chicca che restituisce intatta la magia di uno dei più grandi chitarristi della storia del jazz.

Gentle Giant – Free Hand

A volte i dischi hanno bisogno di qualche ascolto in più per essere capiti a fondo.
Con “Free Hand” dei Gentle Giant mi è successo esattamente questo. La prima volta che ha girato sul piatto mi è sembrato confusionario, quasi pretenzioso.
Ovviamente non ci avevo capito niente.
Kerry Minnear nel 1975 è all’apice del suo genio e spinge sull’acceleratore della sua perfetta macchina musicale.
Cambi di tempo, melodie incredibili che intrecciano rock progressive, jazz, folk e soul in maniera impeccabile, con echi medievali e lo xilofono a punteggiare cotanta bellezza.
Non stupisce che il Banco del Mutuo Soccorso e la Premiata Forneria Marconi li considerassero maestri e ne furono profondamente influenzati.

Emanuele De Raymondi

Il primo disco di questo quarto appuntamento di Kato’s Gems è “Ultimo domicilio” di Emanuele De Raymondi, uscito nel 2013 per ZeroKilled Music, etichetta fondata da un’altra artista italiana che ha trovato fortuna all’estero, Costanza Francavilla. Pianoforti trattati, archi sintetici e accenni post-glitch che segnano l’apice della creatività del compositore italiano. “Brooklyn” spazza via la malinconia, in bilico tra nascita e morte, tra elettronica e strumentazione classica. La copertina del fotografo Lorenzo Castore è il punto di partenza ideale dell’album, un viaggio attraverso luoghi di migrazione e di guerra.

Ti-Paris

Se sei un amante della musica haitiana o più in generale della musica dei Caraibi, questo è un disco che non può mancare nella tua collezione.
Immaginate un’estate rovente, una camicia hawaiana sbottonata, una cassetta di manghi ed un piccolo giradischi sgangherato. Ti-Paris è considerato il padre della musica haitiana e gruppi come The Troubadours, sono stati profondamente influenzati della sua musica. La prima stampa di questo disco è abbastanza costosa e rara da trovare, questa è una ristampa limited edition del 2014.

Dizzy Gillespie

L’ultimo disco di oggi è “Bahiana” di Dizzy Gillespie, uscito nel 1975. Negli anni ’40 fu uno dei primi artisti americani di rilievo ad interessarsi al latin jazz, ma questo disco è un vero tesoro nascosto, probabilmente il suo miglior lavoro di tutto il decennio. L’interesse per la Bossa Nova brasiliana era in gran parte scomparso, sostituito dal movimento del tropicalismo da una parte e dalla disco-fusion di Deodato dall’altra. Questo album invece, grazie anche al contributo di Paulinho Da Costa alle percussioni e del chitarrista Alexander Gafa, è incentrato su ritmi ipnotici e a tratti carnevaleschi.

Masta Ace Incorporated

Il disco del giorno è “Slaughtahouse”, primo album uscito a nome Masta Ace Incorporated, nel 1993. Masta Ace, leggendario M.C. della Juice Crew, è uno dei migliori scrittori nella storia del rap, ancora oggi in attività ed in piena forma. Qui era all’apice della sua forma ed insieme a Lord Digga, Ice U Rock e la bravissima Paula Perry, formò un gruppo di lavoro irripetibile, che lo portò a partorire uno dei dischi migliori di quella stagione d’oro del rap. Cupo e underground come New York imponeva, ma al tempo stesso originale in ogni aspetto, dal flow alla produzione. Ogni beat è un mattone. Ogni cantato è perfetto. Ogni rima è da studiare al rallentatore, aggressività e liricismo fusi all’ennesima potenza.

Esther Phillips – All About

Uscito nel 1978. Questo è per me il disco che chiude la stagione d’oro di Esther Phillips, una delle voci più incredibili e originali di sempre. Tra il 1971 ed il 1978, fu super produttiva e ispirata, sfornando anche più di un disco l’anno. Pescate a caso un disco di questa incredibile e tormentata cantante soul e vi ritrovate, senza ombra di dubbio tra le mani un capolavoro. Questo, assieme ad “Alone Again” è il mio album preferito, con musicisti eccezionali (alla batteria c’è Harvey Mason). Melodie strazianti, riff funk ad alleggerire il soul e il blues che pervade tutta la sua musica. La traccia regina del disco è per me “There You Go Again” stilosissima, con un lungo intro parlato.

Elvin Jones

Un disco interessante per te, beatmeker, “Brother John” di Elvin Jones, uscito nel 1982.
Non solo un musicista jazz, ma uno dei più grandi batteristi della storia della musica in generale, che ha influenzato tantissimi artisti e ha messo il suo marchio su alcuni grandi capolavori.
Negli anni sessanta fu membro del John Coltrane Quartet, ed è sua la batteria su “A Love Supreme”.
In questo disco assembla una formidabile sezione ritmica assieme al bassista Reggie Workman, ed è aiutato dal pianista Kenny Kirkland e da Pat LaBarbera al sax.
Proprio quest’ultimo è l’altro grande protagonista dell’album apparendo in perfetta forma, con uno stile influenzato da Coltrane ma non derivativo.
Ovviamente ci sono tanti assoli di batteria interessanti per un disco che rivela ancora una volta tutta la grandezza di Elvin Jones.

Masta Ace Incorporated

The record of the day is “Slaughtahouse”, the first album released under the name Masta Ace Incorporated, in 1993. Masta Ace, legendary M.C. Juice Crew, is one of the best writers in the history of rap, still active and in good shape today. Here he was at the peak of his form and together with Lord Digga, Ice U Rock and the talented Paula Perry, he formed an unrepeatable working group, which led him to give birth to one of the best records of that golden age of rap. Gloomy and underground as New York imposed, but at the same time original in every aspect, from flow to production. Every beat is a brick. Every song is perfect. Each rhyme is to be studied in slow motion, aggressiveness and lyricism merged to the nth degree.

Esther Phillips – All About

Released in 1978. This is for me the record that closes the golden season of Esther Phillips, one of the most incredible and original voices ever. Between 1971 and 1978, she was super productive and inspired, churning out even more than one record a year. Randomly catch a disc of this incredible and tormented soul singer and find yourself, without a shadow of a doubt, in your hands a masterpiece. This, together with “Alone Again” is my favorite album, with exceptional musicians (Harvey Mason is on drums). Heartbreaking melodies, funk riffs to lighten the soul and blues that pervades all his music. The queen track of the album is for me “There You Go Again” very stylish, with a long spoken intro.

Elvin Jones

An interesting record for you beatmeker is Elvin Jones’ “Brother John”, released in 1982. Not just a jazz musician, but one of the greatest drummers in the history of music in general, who has influenced many artists and has put his mark on some great masterpieces. In the sixties he was a member of the John Coltrane Quartet, and he is the drummer on “A Love Supreme”. In this album he assembles a formidable rhythmic section together with the bassist Reggie Workman, and is helped by the pianist Kenny Kirkland and by Pat LaBarbera on the sax. Just the latter is the other great protagonist of the album appearing in perfect shape, with a style influenced by Coltrane but not derivative. Obviously there are so many interesting drum solos for a record that once again reveals all the greatness of Elvin Jones.

Iomos Marad – Deep Rooted

A hidden gem of the underground rap of the early 2000s introduces the second post of this column. If you know (and love) J-Live, Lone Catalysts and All Natural this album will simply drive you crazy. The conscious trend of rap in those years expressed some excellences (and many more cliché). On the road of Common, Black Star and Roots, many artists expressed a wider musicality than was the case in the mainstream, accompanying it with messages and texts that induced listeners to reflect. Iomos Marad in 2003 made a masterpiece. Part of the production was entrusted to Dug Infinite, a name that will appear unknown to most, but which in Chicago is actually considered a master and pioneer of the beatmaking. He produced Common, Masta Ace, Baby Bam of the Jungle Brothers, co-produced many tracks for No. ID, and is the mentor of a certain Kanye West. But the undisputed protagonist is Iomos Marad, liquid flow, musicality, soul, great refrains. One of those spells that only happen once in an artist’s career.

Ami Shavit

A name that should not remain unknown to fans of electronics and experimental music is that of Ami Shavit. An established Israeli artist and professor of philosophy and art, Ami’s main focus was on technology-related art; in particular being able to insert an emotional space into something mechanical. A great collector of synthesizers, he has tried to combine his love for Tangerine Dream and Philip Glass with the interest in the biofeedback technique, a process in which technology is used to transmit information on the functions of the body to allow a change in physiological activity in order to manipulate it. Along with understanding the alpha brain wave, Ami embarked on an experiment with what he called “Alpha Mood”, a state in which the brain works in relaxation and in which it used music as a means of inducing a meditative state.

Lavern Baker

One of the singers who favored the transition from jazz to rhythm and blues was Lavern Baker, who in 1956 made a beautiful debut album. An artist with a tormented history, he had a long history of lawsuits and unpaid royalties. She lived 22 years in a naval base in the Philippines where she was treated for pneumonia after a trip to Vietnam, organizing shows and performing herself. In 1992 both legs were amputated because of diabetes, but she continued to perform until the end of her days with her powerful and nuanced voice.

Iomos Marad – Deep Rooted

A introdurre il secondo post di questa rubrica è una gemma nascosta del rap underground dei primi anni 2000. Se conoscete (e amate) J-Live, i Lone Catalysts e gli All Natural questo album vi farà semplicemente impazzire. Il filone conscious del rap in quegli anni espresse alcune eccellenze (e tante semi-copie cliché). Sulla scia di Common, Black Star e Roots, tanti artisti espressero una musicalità più ampia di quanto avveniva nel mainstream, accompagnandola con messaggi e testi che inducevano alla riflessione gli ascoltatori. Iomos Marad nel 2003 fece un capolavoro. Parte della produzione fu affidata a Dug Infinite, un nome che ai più apparirà sconosciuto, ma che in realtà a Chicago è considerato un maestro e pioniere del beatmaking. Ha prodotto Common, Masta Ace, Baby Bam dei Jungle Brothers, coprodotto tante tracce per No. ID, ed è il mentore di un certo Kanye West. Ma il protagonista indiscusso è Iomos Marad, flow liquido, musicalità, soul, grandi ritornelli. Una di quelle magie che capitano una volta sola nella carriera di un artista.

Ami Shavit

Un nome che non dovrebbe restare sconosciuto agli appassionati di elettronica e musica sperimentale è quello di Ami Shavit. Artista Israeliano affermato, nonché professore di filosofia e arte, il focus principale di Ami era l’arte che riguardava la tecnologia; in particolare essere in grado di inserire uno spazio emotivo in qualcosa di meccanico. Grande collezionista di sintetizzatori, ha cercato di combinare il suo amore per Tangerine Dream e Philip Glass con l’interesse per la tecnica del biofeedback, un processo in cui la tecnologia viene utilizzata per trasmettere informazioni sulle funzioni del corpo per consentire un cambiamento dell’attività fisiologica al fine di manipolarla. Insieme alla comprensione dell’onda cerebrale alfa, Ami ha intrapreso un esperimento con quello che ha chiamato “Alpha Mood”, uno stato in cui il cervello lavora in rilassamento e in cui ha usato la musica come mezzo per indurre uno stato meditativo.

Lavern Baker

Una delle cantanti che favorirono la transizione dal jazz al rhythm and blues fu Lavern Baker, che nel 1956 fece un album di debutto bellissimo. Artista dalla storia tormentata, ebbe una lunga storia di cause legali e royalties non pagate. Rimase a vivere 22 anni in una base navale nelle Filippine dove si curava una polmonite presa dopo un viaggio in Vietnam, organizzando spettacoli ed esibendosi lei stessa. Nel 1992 le vennero amputate entrambe le gambe a causa del diabete, ma continuò ad esibirsi fino alla fine dei suoi giorni con la sua voce potente e piena di sfumature.

Too Short – Short Dog’s In The House

Let’s start immediately with Too Short’s “Short Dog’s In The House”, released in 1990. The Bay Area rapper is a pioneer who influenced many M.C. came after him, with his Pimp style and the great musicality of his beats. This is one of the first albums in which the 808 and 909, classics of his production style, are combined with samples, breaks and classic funk riffs resonated by musicians in the studio. Driven by the single “The Ghetto” (which will live a second youth after being included in GTA San Andreas) the album is an essential document of the sound of the west coast during the Golden Age!

Pino Daniele – Nero a metà

At 24 years old, Pino Daniele’s talent is in his best shape. We are wrong if we think that this album is the expressive peak of a single artist, immersed in his own intimate inspiration, because Pino Daniele was truly the leader of a musical movement. Everyone participates in the perfect success of this milestone, with a passion that generally is dedicated only to a disc that bears the own name on the cover. Soon in the studio, everyone breaths air of a masterpiece and jumps for being there, even if only marginally (like Enzo Avitabile who does the choruses of “I like it like me or blues”) and James Senese, Tony Cercola, Agostino Marangolo, Gigi De Rienzo. All of them offer their best to “Nero a metà”. Dwelling on individual songs is really useless, in this record we can listen to blues, funk, jazz, world music and Neapolitan tradition, and for sure this is one of the great classics of Italian music.

The Lovely Bad Things

The raw energy of Surf and Punk music, a lo-fi attitude and a great love for the Pixies and for Star Wars. Combining all these factors together, plus a personality capable of making this mix of elements explosive and credible, you obtain the album of the day, the debut of The Lovely Bad Things, “The late great whatever”, released in 2013 for Volcom Entertainment.

Too Short – Short Dog’s In The House

Il disco del giorno è “Short Dog’s In The House” di Too Short, uscito nel 1990. Il rapper della Bay Area è un pioniere che ha influenzato moltissimi M.C. venuti dopo di lui, col suo stile da Pimp e con la grande musicalità dei suoi beats. Questo è uno dei primi album in cui alla 808 e alla 909, classiche del suo stile di produzione, vengono abbinati samples, breaks e classici riff funk risuonati da musicisti in studio. Trainato dal singolo “The Ghetto” (che vivrà una seconda giovinezza dopo essere stato inserito in GTA San Andreas) l’album è un documento imprescindibile del sound della west coast durante la Golden Age!

Pino Daniele – Nero a metà

A ventiquattro anni il talento di Pino Daniele è all’apice della sua forma. Sbagliamo però se pensiamo che questo album sia la vetta espressiva di un solo artista, immerso nella propria intima ispirazione. Perché Pino Daniele era davvero la punta di diamante di una corrente musicale. Ed alla perfetta riuscita di questa pietra miliare partecipano tutti, con un trasporto che in genere si dedica solo a un disco che porti il proprio nome in grande sulla cover. Presto in studio si intuisce che tira aria di capolavoro e tutti fanno i salti mortali per esserci, anche se solo marginalmente (come Enzo Avitabile che fa i cori di “A me me piace ‘o blues”) e James Senese, Tony Cercola, Agostino Marangolo, Gigi De Rienzo, offrono il meglio di loro stessi a “Nero a metà”. Soffermarsi sui singoli brani è davvero inutile, tra blues, funk, jazz, world music e tradizione napoletana, questo è uno dei grandi classici della musica italiana.

The Lovely Bad Things

L’energia grezza del surf e del punk, attitudine lo-fi ed un grande amore per i Pixies e per Star Wars. Combinate insieme tutti questi fattori più una personalità in grado di far risultare esplosivo e credibile questo mix di elementi ed avete il disco del giorno, l’esordio dei The Lovely Bad Things, “The late great whatever”, uscito nel 2013 per Volcom Entertainment.